Riporto un estratto dal libro “La Saggezza viene dal Cuore” di Attilio Piazza e Monica Colosimo, TEA Edizioni. Parla dei prori valori, dei propri talenti. Lo ritengo un testo molto interessante, che occupa da tempo il mio comodino prima di coricarmi. Ecco qua:
Quando ci si occupa di un talento naturale o di un merito, solitamente lo si fa da una prospettiva lontana da quella della saggezza del cuore. Di solito, i meriti e i talenti vengono vissuti nella prospettiva dell’affermazione dell’ego, dell’affermazione dell’IO, secondo il normale modo di pensare che si può così riassumere: “Poichè io ho questo dono, allora io valgo”. In questa prospettiva è anche normale pensare di doversi sforzare per imporre il proprio talento.
E’ altresì normale pensare che gli altri dovrebbero riconoscerlo , e che “Se lo riconoscono gli altri, allora io valgo veramente”.
Similmente, gli altri si sforzano di esprimere quello che hanno dentro.
In questo sforzarsi di dimostrare chi si è, troviamo frasi e consueti modi di pensare del tipo: “Ho un blocco che non mi permette di far vedere il mio talento”, “Forse dovrei impegnarmi di più per esprimerlo”.
Questo è il modo in cui di solito soffriamo circa i nostri talenti, meriti e persino le nostre qualità essenziali quali la gioia, la libertà, la determinazione, la chiarezza, l’amare e molte altre.
Il mercato della formazione della crescita personale risponde da anni a questo tipo di richiesta, offrendo molti strumenti che permettono all’individuo di impegnarsi per affermare i propri meriti e talenti,e realizzare il proprio valore. I partecipanti sono disposti a fare le cose più strane per aumentare le capacità di affermarsi, impegnandosi a esprimere quello che hanno dentro allo scopo di riceverne conferma da fuori.
Credono di doversi impegnare per sviluppare un atteggiamento vincente. Il tutto ha senso e va bene per un pò, ma c’è di meglio.
Ed è quando impariamo a vivere quelle identiche qualità dalla prospettiva del cuore.
Osserviamo che nella dimensione del cuore le cose funzionano diversamente, poiché in questa dimensione, ogni qualità essenziale, così come i meriti e i talenti, trovano il loro naturale riconoscimento e valore.
Nulla che abbia a che fare con lo sforzo e il tentativo di affermare un merito o un talento come bisogno egoico di riconoscimento.
Vediamo come funziona.
Il cuore, per sua natura, è in un incrocio molto importante. E’ a metà strada tra il nostro aspetto spirituale, che coesiste non in spazio e non in tempo, e ‘aspetto che siamo abituati a chiamare io, noi, che è in un corpo fisico, e si sviluppa e vive in tempo e spazio.
Il cuore è il portale di accesso all’infinito.
Nel non tempo, in amore, comprensione, comunione e benessere. Quando il cuore si occupa dei talenti e dei meriti, non restringe la prospettiva di diventare qualcuno di importante o di essere riconosciuto.
La consapevolezza è piuttosto di sapere che, attraverso di noi, un dono si manifesta, e noi lo mettiamo al servizio della comunità.
E nel metterlo al servizio, manifestiamo il sacro.
Questa predisposizione dell’animo arriva immediatamente al corpo il quale, anziché sentire tensione, avverte grazie e rilassamento. L’ego non deve fare altro che togliersi di mezzo, in modo che quello che è un nostro talento naturale venga messo a disposizione degli altri. Non più la fatica per diventare qualcuno ma quasi l’obbligo morale di condividere con qualcuno, per manifestare quello che abbiamo, e metterlo al servizio di tutti
Il corpo registra immediatamente, con un senso di rilassatezza e liberazione, questa differenza.
Ecco che allora, quando educhiamo la mente a non soltanto ad accorgersi di un nostro talento e a metterlo a disposizione degli altri, ma anche a tener conto dei talenti che pure gli altri trasmettono a noi e a godere dei loro meriti riconoscendoli come parte della nostra stessa vita, allora la vita diviene una fonte infinita di ricchezza.
Quel qualche cosa che gli altri hanno di più, arricchisce anche noi. Cresce la disponibilità reciproca, non soltanto a valorizzarci gli uni con gli altri, ma anche a scambiarci benefici reciproci.
Ed è così che ci proietteremo ad anni luce di distanza da quei “noi stessi” gelosi dei meriti altrui, che avevano paura che le qualità degli altri portassero via qualche cosa!
Ci ritroveremo davvero su un altro livello di coscienza. Lontani dal giudizio, nelle braccia del valore. Nulla da dimostrare, solo lasciarsi essere e fare in modo che la mente, finora mal educata, si tolga di mezzo. Lasciando solo al cuore la gioia di vivere i meriti e i talenti che lo attraversano e che può irradiare ad altri.
Assaporando con senso di pace, comunione e piacere il beneficio che gli altri ricevono. Cooperando con vivo contributo a quel livello di coscienza in cui libertà, gioia, creatività brillano come componenti essenziali della vita.
Senza sforzo alcuno, ma soltanto per il piacere di condividere e di ricevere dagli altri, il dono prende il posto della gratificazione.
Per approfondire:
“La Saggezza viene dal Cuore” di Attilio Piazza e Monica Colosimo, TEA Edizioni.
